Inseminazione in Turchia. Diagnosi preimpianto per scegliere quelli sani, una tecnica vietata in Italia
Fonte: Corriere della Sera 7 settembre 2004Abstract
STAMINALI E FECONDAZIONE ASSISTITA
I fratellini nati dopo una selezione degli embrioni
Inseminazione
in Turchia. Diagnosi preimpianto per scegliere quelli sani, una tecnica
vietata in Italia
ROMA
- Istanbul,
un anno fa, nel laboratorio di genetica organizzato all’estero dal
biologo molecolare italiano Francesco Fiorentino, in collaborazione
con un ospedale locale. E’ qui che ha origine
la storia felice di Luca, il bimbo salvato dalla talassemia con un
trapianto di cellule staminali donate dai fratelli gemelli. E’ qui,
sulle rive del Bosforo, che i suoi genitori, origini turche, da anni
residenti nel nord Italia, si sono sottoposti ad un ciclo di fecondazione
artificiale e alla successiva diagnosi preimpianto degli embrioni creati
in provetta. Senza questo fondamentale preliminare Luca non avrebbe potuto
essere curato. Perché proprio e soltanto grazie a questa tecnica
diagnostica, vietata in Italia dalla recente legge sulla procreazione
medicalmente assistita, e considerata alla stessa stregua di un atto «eugenetico»
è stato possibile selezionare gli embrioni sani e compatibili, da
destinare ad un eventuale impiego per il trapianto.
Il
dettaglio, di primaria importanza, non è stato rivelato durante la
conferenza stampa alla quale ha partecipato il ministro della Salute,
Girolamo Sirchia. A raccontare il retroscena è Francesco
Fiorentino, direttore del laboratorio «Genoma» di Roma, che da almeno un
anno, in attesa della legge e per evitare di calamitare polemiche, ha
sospeso l’attività di diagnosi preimpianto a Roma: «Sono stato io
stesso a selezionare quegli embrioni - riassembla il mosaico il biologo
molecolare, noto come uno dei migliori specialisti in questo campo -. I
due genitori ci sono stati inviati dal centro di Pavia. Hanno preferito
spostarsi ad Istanbul, la loro città e anch’io mi sentivo più
tranquillo. Una coppia giovane, molto fertile. In provetta abbiamo creato
12 embrioni, analizzati col Dna. Due sono risultati sani, non mostravano
le alterazioni tipiche della talassemia, il terzo era portatore della
malattia quindi incapace di trasmetterla».
I
tre embrioni sono stati trasferiti nell’utero della mamma. Gli altri,
scartati. Due hanno attecchito. Ad aprile la nascita dei gemellini,
donatori perfetti. I dati sono comparsi sulla rivista Molecular
Reproduction di giugno. E’ la prima volta al mondo che si ottiene una
doppia gravidanza da embrioni selezionati prima dell’impianto.
Fiorentino ha saputo soltanto ieri pomeriggio della guarigione di Luca,
dai telegiornali: «Sono rimasto sbalordito. Perché non è stato svelato
questo antefatto? - si chiede immaginando la risposta -. Capisco che
avrebbe creato imbarazzo visto che il successo è legato ad una tecnica
ingiustamente vietata in Italia. Oggi centinaia di coppie con malattie
genetiche vanno all’estero per avere figli sani».
Luca
Gianaroli, direttore del centro bolognese Sismer, uno dei maggiori nemici
della legge, stigmatizza: «Il ministro Sirchia si fa bello
dimenticando di ammettere che tutto questo in Italia non si può più
fare. Solo da noi, prima dei divieti, erano nati 200 bambini grazie agli
esami sull’embrione». Proprio a marzo, quando è entrata in vigore la
normativa, Gianaroli era stato eletto presidente della società mondiale
di diagnosi preimpianto «e da allora ho le mani legate».
Subito
dopo aver ascoltato la notizia del trapianto Fiorentino ha telefonato alla
mamma di Luca, per avere la certezza che si trattasse proprio della
famiglia seguita ad Istanbul: «Mi ha risposto una donna felice, non
finiva di ringraziarmi. Si trovava nella camera sterile, accanto al suo
bambino. Lei non può immaginare quale dramma vivono i genitori di bambini
talassemici, obbligati a trasfusioni continue, con rischio di non farcela,
di non sopravvivere». La diagnosi preimpianto è una metodica molto
costosa che i genitori di Luca hanno pagato di tasca propria. «Ma noi
svolgiamo questa parte dell’attività senza scopo di lucro, i soldi sono
andati al centro», tiene a precisare Fiorentino. Cinzia Caporale,
Comitato nazionale di bioetica, accoglie con grande gioia l’esito della
storia: «Conferma che la legge è anacronistica e non tiene conto delle
nuove realtà terapeutiche».
Margherita De
Bac
mdebac@corriere.it
7 settembre 2004
Data pubblicazione: 9/9/2004 |