Diagnosi sugli ovociti, embrioni in salvo
Fonte: E' Vita - AvvenireAbstract
Diagnosi sugli ovociti,
embrioni in salvo
Michele Aramini
La notizia è interessante: a Roma, l’équipe del Centro Genoma di
Francesco Fiorentino ha realizzato una nuova metodica con cui eseguire la
diagnosi genetica sull’ovocita, la cosiddetta diagnosi di
pre-concepimento. Questa metodica ha permesso a una donna del Lazio di
avere una bambina, scongiurando la possibilità di farla nascere con la
sindrome di Charcot Marie Tooth, una grave malattia del sistema nervoso
periferico. La nuova applicazione era stata descritta dal dottor
Fiorentino nella rivista scientifica Prenatal Diagnosis (n°
28/2008 p. 62), quando la gravidanza era già al terzo mese. La metodica
sviluppata in collaborazione con la Sapienza di Roma, perfeziona alcuni
studi, relativi alla diagnosi genetica sull’ovocita risalenti agli anni
Novanta. Il dottor Ermanno Greco, collaboratore di Fiorentino, ha
affermato che questo è il «primo caso intelligente di recupero di
spazzatura biologica».
L’analisi genetica per la donna che rischiava di trasmettere malattie
alla prole è stata infatti condotta sul primo globulo polare. Si tratta di
una struttura biologica che viene espulsa dall’ovocita nella fase finale
della sua maturazione. Con questa espulsione l’ovocita dimezza il
patrimonio cromosomico prima della fecondazione, portandolo ai 23 che poi
si uniranno ai 23 maschili. Il primo globulo polare contiene un assetto
genetico che è speculare a quello presente nell’ovocita stesso. Per cui se
in esso c’è un difetto del Dna, tale difetto non è presente nell’ovocita
che, quindi può essere fecondato, mentre se il Dna del globulo polare è
sano, risulterà malato il Dna dell’ovocita e questo andrà scartato.
L’analisi di questa piccola cellula, che non ha alcun ruolo biologico e
degenera dopo alcune ore, può essere considerata un’alternativa alla
biopsia degli embrioni, effettuata per condurre la diagnosi genetica
pre-impianto. Il prelievo dei globuli polari prevede l’apertura parziale
della zona pellucida, l’involucro che racchiude l’ovocita, attraverso la
quale s’introduce una micropipetta di vetro in grado di aspirare il
globulo polare. Terminata la biopsia, l’ovocita viene rimesso in coltura,
mentre ogni globulo polare viene introdotto all’interno di una provetta
analitica per la successiva diagnosi genetica.
Nelle intenzioni dei ricercatori questa metodica dovrebbe avviare a
soluzione la questione della diagnosi pre-impianto sugli embrioni, che
come è noto è vietata dalla legge 40 a motivo del necessario rispetto per
la vita dell’embrione. Infatti nel caso si dovesse scartare qualcosa a
motivo di un difetto genetico, si tratterebbe solo di un ovocita e non di
un embrione. Quindi non si distruggerebbe una vita già iniziata, ma
soltanto un gamete. Diverse sono state le reazioni a questa notizia. I
paladini della diagnosi reimpianto sugli embrioni, l’hanno bollata come
inaffidabile, al punto da non poter essere considerata una tecnica
alternativa. In realtà chi vuol fare la diagnosi preimpianto sugli
embrioni, distruggendo quelli malati, sembra non arrendersi all’idea che
si possano scoprire nuove vie moralmente più valide. Qualcuno arriva a
negare valore a questa ricerca solo perché si pone esplicitamente nella
linea di rispetto dei principi stabiliti dalla legge n. 40 e ciò mostra
che agli effetti dannosi dell’ideologia non c’è limite.
Negli anni Novanta quando si intravide l’alternativa tra lo studio dei
gameti e lo studio degli embrioni, furono in molti a scegliere la più
comoda via della diagnosi sugli embrioni. Oggi si riapre seriamente la
possibilità di studiare l’ovocita. Lo stesso è accaduto per il
congelamento di embrioni / ovociti e già da anni Elena Porcu, a Bologna,
congela solo ovociti e oggi molti ne seguono la tecnica. Lo stesso si dica
delle cellule staminali: si possono usare quelle adulte, con migliori
risultati, ma c’è chi si ostina a usare quelle embrionali e teorizza che
si debbano usare anche dopo che si è sviluppata la tecnica di
riprogrammazione che riporta le staminali adulte a uno stato simile a
quello embrionale. La valutazione etica dell’esame diagnostico del globulo
è in linea di principio positiva. Ovviamente è necessario aspettare
ulteriori conferme e migliorare se possibile il grado di affidabilità.
Importante da un punto di vista morale è che a questo esame non segua la
ricerca di ulteriori certezze con l’amniocentesi e, in caso di anomalia
genetiche, il processo termini con l’aborto. Se l’intenzione fosse questa,
sarebbe vanificata la positività del primo passo. In ogni caso si tratta
di una linea di ricerca che merita attenzione.
Data pubblicazione: 13/11/2008 |