Una importantissima novita’ scientifica in tema di procreazione medicalmente assistita presentata da un ricercatore italiano al convegno Eshre di Lione
Genova Anno V - n°29 -
13.06.2007 Pagine Nazionali
del 06/07/2007
Una importantissima
novita’ scientifica in tema di procreazione medicalmente assistita
presentata da un ricercatore italiano al convegno Eshre di
Lione
La ormai nota legge (Legge
40/2004) disciplina in Italia l’accesso e l’uso delle tecniche di
procreazione medicalmente assistita (PMA), imponendo severe restrizioni
per i pazienti e gli operatori del settore. Per quanto riguarda la
Diagnosi Genetica Preimpianto (PGD), la legge 40 e soprattutto le
successive linee guida, vietano qualsiasi forma di diagnosi genetica
sull’embrione; quindi in Italia non e‘ più possibile eseguire tale
procedura che consiste nell’asportare dall’embrione, quando è ancora
costituito da 7-8 cellule (al terzo giorno dalla fecondazione), una
cellula, con lo scopo di verificare che l’embrione non sia affetto da
gravi malattie genetiche. Questa tecnica ha consentito a molte coppie
(fertili e non) di avere figli sani, senza dover rinunciare a priori alla
gravidanza o ricorrendo all’aborto quando (a seguito di amniocentesi o
villocentesi) la coppia avesse scoperto che il feto aveva ereditato la
malattia genetica di cui i genitori erano portatori. Molte malattie,
tutt'altro che rare, come la talassemia, la fibrosi cistica , la distrofia
muscolare di Duchenne-Becker, e altre malattie genetiche che possono
essere trasmesse, con un elevato grado di probabilità (dal 25% al 50%), da
genitori portatori sani al concepito, non sono più diagnosticabili con la
diagnosi preimpianto. Al momento attuale le coppie portatrici di
patologie genetiche hanno una sola opzione riproduttiva, il concepimento
naturale, (con successiva diagnosi prenatale della malattia genetica
mediante amniocentesi o villocentesi, e quindi interruzione volontaria
della gravidanza nel caso in cui venga individuato un feto affetto dalla
specifica malattia). Oggi, grazie agli studi eseguiti in Italia dal
gruppo del Dott. Francesco Fiorentino di Roma, si affaccia finalmente una
nuova opportunità per tutte le coppie a rischio genetico: la cosiddetta
diagnosi genetica pre-concepimento, nuova procedura messa a punto Dal
Dott. Francesco Fiorentino, e presentata al convegno internazionale ESHRE
(European Society of Human Reproducrion) che si è svolto in questi giorni
a Lione, che mira a selezionare gli ovociti (e non gli embrioni) in cui
sia assente l’anomalia genetica materna, in modo da produrre solo embrioni
sani. Cio’ è realizzato eseguendo l’analisi genetica dell’ovocita,
mediante biopsia del primo globulo polare (1PB), prima della sua
fertilizzazione effettuata mediante ICSI (Intra Cytoplasmic Sperm
Injection). Cio’ consente di superare i problemi etici che hanno
determinato il divieto della diagnosi preimpianto. Quest’ultima, infatti,
comporta l’eliminazione degli embrioni che, all’analisi genetica,
risultano affetti dalla specifica patologia genetica di cui la coppia e’
portatrice. Con la diagnosi pre-concepimento, invece, si esclude a priori
la possibilita’ di produrre embrioni con anomalie genetiche. Infatti solo
gli ovociti normali (senza la mutazione materna) saranno poi fecondati con
gli spermatozoi paterni mediante ICSI. In tal caso, gli embrioni ottenuti
potranno essere al massimo portatori della malattia (se lo spermatozoo
conteneva la mutazione paterna), ma non saranno mai affetti dalla
malattia.
Nel protocollo di diagnosi genetica dell’ovocita mediante
analisi del primo globulo polare, i tempi da osservare sono strettissimi
(al massimo 4 ore). Per questo, l’applicazione della tecnica segue uno
schema articolato che richiede una stretta coordinazione tra due diverse
equipe, i team del laboratorio di PMA e del laboratorio di genetica
molecolare. L’attività’ di questi due gruppi di professionisti consente
di ottenere i risultati entro 4 ore dal prelievo degli ovociti, procedendo
quindi all’inseminazione degli ovociti che sono risultati privi della
mutazione materna La diagnosi pre-concezionale puo’ essere applicata a
coppie portatrici di malattie monogeniche a trasmissione autosomica
recessiva, o legata al cromosoma X (X-linked) o a trasmissione autosomica
dominante di origine materna.
La diagnosi pre-concepimento e’
molto utile per quelle coppie portatrici di una malattia genetica che non
vogliono affrontare una interruzione della gravidanza nel caso in cui, a
seguito di diagnosi prenatale, venga individuato un feto affetto dalla
specifica malattia. Tali coppie, dopo l’approvazione della legge 40, sono
alla ricerca di centri all’estero, siti in Paesi con legislazioni meno
restrittive, dove ottenere una gravidanza mediante diagnosi preimpianto,
ricorrendo al cosiddetto “turismo riproduttivo”. L’opzione di un
trattamento in Italia, mediante diagnosi genetica pre-concepimento,
potrebbe evitare a queste coppie notevoli disagi, dovuti soprattutto al
fatto di essere costretti a ricorrere ad un trattamento sanitario in un
paese straniero, con medici che non parlano la stessa lingua, affrontando
ingenti spese, sia correlate al trattamento (costo della procedura,
farmaci, visite mediche) che al viaggio e alla permanenza in loco. La
diagnosi pre-concepimento puo’, inoltre, dare una speranza a molte coppie
che non possono affrontare queste spese, a causa delle limitate
disponibilita’ economiche. Cio’ sta creando una iniquità di accesso alle
pratiche sanitarie, diritto sancito costituzionalmente. L’opzione della
diagnosi sull’ovocita fornirebbe alle coppie Italiane l’opportunità di
ottenere un accesso gratuito alle tecniche di PMA, i cui costi e quelli
dei relativi farmaci sarebbero a carico del Sistema Sanitario
Nazionale. Con tutta probabilità, una volta rimosso il principale
ostacolo etico (cioe’ il test genetico sugli embrioni) che ha determinato
una forte contrapposizione tra le due opposte visioni della tutela
dell’embrione, i legislatori italiani riusciranno a pervenire ad un
accordo condiviso che permettera’ di rimuovere il divieto di accesso alle
tecniche di PMA alle coppie fertili, permettendo quindi il ricorso alla
diagnosi genetica pre-concepimento anche alle coppie a rischio di
trasmettere una malattia genetica alla prole, e non solo alle coppie che
oltre ad essere a rischio genetico sono anche infertili, come purtroppo
spesso accade.
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