Comunicato
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Nasce
la diagnosi pre-impianto senza embrione
Si
chiama diagnosi
genetica pre-concepimento. Viene effettuata sugli ovociti (e non sugli
embrioni), e permette di fare diagnosi preimpianto di malattie genetiche e
cromosomiche senza violare i principi della legge 40.
Finalmente ritorna la possibilità di diagnosticare, prima della nascita,
molte malattie genetiche, tutt’altro che rare, come per esempio la talassemia,
la fibrosi cistica, la distrofia muscolare, che affliggono tante coppie in
Italia, senza dover affrontare la scelta dolorosa di un eventuale aborto
terapeutico.
Il Dr.
Francesco FIORENTINO, biologo molecolare, direttore del
Laboratorio GENOMA, e la sua equipe hanno messo a punto ed applicato
clinicamente una nuova procedura, denominata “Diagnosi genetica
pre-concepimento (PCGD)”, che
supera i divieti imposti dalla legge 40/2004 sulla fecondazione assistita. La
tecnica, infatti, permette di effettuare la diagnosi preimpianto di malattie
genetiche e cromosomiche sugli ovociti, prima che avvenga il concepimento, e
non sugli embrioni. Grazie al test, quindi, si risolve definitivamente
il problema della selezione genetica degli embrioni e dell'eliminazione degli
embrioni malati.
Tale tecnica è stata
applicata con successo su una coppia laziale, ora al terzo mese di
gravidanza, che si è sottoposta ad una speciale
procedura di Fecondazione assistita mediante metodica ICSI presso il Centro di
Medicina e Biologia della Riproduzione dell’European Hospital di Roma. I
risultati clinici saranno presentati dal Dr. Francesco FIORENTINO,
unitamente al Prof. Ermanno GRECO, direttore del centro di procreazione
assistita dell’European Hospital, nel corso della conferenza stampa che si
terrà il 29 febbraio alle 10.30 presso la sede high
tech di GENOMA, in via di Castel Giubileo, nr. 11.
La nuova tecnica risolve tutte le problematiche etiche legate alla
diagnosi preimpianto e restituisce la possibilità alle
coppie italiane, portatrici di patologie genetiche, di avere un figlio sano. La
diagnosi genetica pre-concepimento, infatti, mira a selezionare gli ovociti (e
non gli embrioni) in cui sia assente l’anomalia genetica materna, in modo da
produrre solo embrioni sani. Ciò è realizzato eseguendo l’analisi
genetica dell’ovocita, mediante biopsia del primo globulo polare (1PB),
prima della sua fertilizzazione, e quindi prima che si sia formato
l’embrione. Con questa procedura, possono essere diagnosticate tutte i tipi di
malattie genetiche e cromosomiche a trasmissione materna.
Dall’entrata in vigore
della legge 40/2004 (e più ancora delle linee guida emanate dal Ministero della
Salute) la diagnosi preimpianto è vietata, poiché comporta la selezione
eugenetica e la distruzione degli embrioni malati. Le coppie italiane sino ad
oggi, avevano solo due possibilità:
·
Il concepimento
naturale, sottoponendosi successivamente a diagnosi prenatale, mediante
villocentesi o amniocentesi, affrontando eventualmente la scelta dolorosa di una
interruzione volontaria della gravidanza nel caso in cui venga individuato un
feto affetto dalla specifica malattia;
·
Ricorrere al cosiddetto “turismo
procreativo”, cioè cercare di ottenere un trattamento sanitario mediante
diagnosi preimpianto all’estero, presso centri di fecondazione assistita
ubicati in Paesi con legislazioni meno restrittive, affrontando quindi ingenti
spese e notevoli disagi.
Oggi la diagnosi
genetica pre-concepimento restituisce un’arma alla lotta contro le malattie
genetiche, offre una speranza concreta a tutte le coppie, anche quelle che non
si possono permettere costose cure all’estero, riduce sensibilmente il rischio
di interruzioni di gravidanza e, soprattutto, rispetta pienamente la vita sin
dall’atto del concepimento.